Centro Studi Postura

LA VITAMINA D

 Vitamina D
Per vitamina D si intende un gruppo di pro-ormoni liposolubili formato da 5 diverse Vitamine in grado di regolare il metabolismo minerale osseo e del calcio (Ca).: D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti forme nella quale la vitamina D si può trovare sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo), entrambe le forme dall'attività biologica molto simile.
Il colecalciferolo, o Vit. D3 è contenuta in piccola quantità in prodotti di origine animale ma per la maggior parte è prodotta nella cute umana dopo irradazione ultravioletta (UVB con lunghezza d’onda di 290-315 nm) a partire dal 7-deidro-colesterolo; mentre l'ergocalciferolo, o Vit. D2 è prodotta solo nei vegetali dall’irradazione UVB a partire dall’ergosterolo e, pertanto, può esser assunta dall’uomo solo con la dieta.
La produzione endogena di vitamina D a seguito di esposizione al sole, è solitamente sufficiente a soddisfare le necessità dell’organismo. Infatti l’apporto di vitamina D, in condizioni di adeguata esposizione ai raggi solari, è dovuto per la maggior parte (80-90%) alla sintesi cutanea di colecalciferolo, mentre la quantità di vitamina D (sia colecalciferolo sia ergocalciferolo) contenuta negli alimenti (pesce, uova, burro, vegetali, funghi) è pari al 10-20%.
La forma biologicamente attiva della Vitamina D3 è il calcitriolo che viene sintetizzato a partire dal calcidiolo la cui sintesi si ha per idrossilazione del colecalciferolo.
La Vitamina D3 attivata, svolge azione regolatrice in diversi processi biologici: primo fra tutti il metabolismo minerale e l’omeostasi calcica facilitando l'assorbimento intestinale di calcio e agendo sul rimodellamento del tessuto; sul sistema endocrino regolando la secrezione dell'insulina, della prolattina e dell'ormone della crescita.
Il dosaggio di vitamina D giornaliero varia da persona a persona edipende anche dall'esposizione ai raggi solari e dal tipo di pelle. Nell' adulto sano l'apporto giornaliero deve essere tra i 5 e i 10 microgrammi al giorno, 10 per i neonati o nei bambini entro i tre anni.
Nella fase della prima infanzia e dello sviluppo, come nell'adolescenza, i livelli dovrebbero essere intorno ai 15 microgrammi. Almeno 10 microgrammi dovrebbero essere mantenuti anche in gravidanza e in età avanzata.
Molto frequentemente, però, si riscontrano carenze di Vitamina D.
In Italia l'80% della popolazione è carente: l'insufficienza di vitamina D interessa circa la metà dei giovani italiani nei mesi invernali. La condizione carenziale aumenta con l'avanzare dell'età sino ad interessare la quasi totalità della popolazione anziana italiana che non assume supplementi di vitamina D.
La carenza di vitamina D può svilupparsi per diverse ragioni, riconducibili a:
• insufficiente apporto alimentare;
• inadeguata esposizione al sole (in particolare ai raggi UVB),
• eccessivo uso di creme solari (una crema solare con protezione 15 blocca circa il 99% della produzione cutanea di vitamina D);
• alterato assorbimento intestinale;
• condizioni - come le malattie epatiche o renali - che compromettono la conversione della vitamina D nella sua forma attiva.

La carenza di vitamina D compromette la mineralizzazione ossea, causando malattie come il rachitismo nei bambini e l'osteomalacia negli adulti, e favorendo l'insorgenza dell'osteoporosi.
Nel rachitismo si ha un'insufficiente mineralizzazione della porzione ossea in crescita, che nel tempo cede e si deforma sotto il carico del peso corporeo e della tensione muscolare: le gambe appaiono storte, la mascella deformata, la cassa toracica incavata a livello dello sterno, il viso troppo stretto o anch'esso deforme. Il progressivo miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e la sempre maggiore diffusione della profilassi vitaminica sin dal periodo neonatale, hanno ridotto notevolmente questa malattia da carenza di vitamina D, un tempo diffusissima. Si consiglia comunque di avviare il bambino, sin dai primi giorni di vita, ad una sana vita all'aria aperta, esponendolo frequentemente e con regolarità alla luce solare senza fasciarlo completamente nei mesi invernali e proteggendolo con apposite creme in caso di esposizione prolungata.
L'osteomalacia è una malattia caratterizzata dalla rarefazione macroscopica delle ossa, che risultano dolenti e più inclini alle fratture.
Il fabbisogno alimentare aumenta con il passare degli anni, quando diminuisce l'abilità della pelle di sintetizzare vitamina D (a partire da un derivato del colesterolo) e quella dei reni di operare l'ultima trasformazione necessaria ad attivarla. Per questo motivo negli anziani viene spesso consigliata una supplementazione di vitamina D, tramite specifici integratori od oli di pesce. L'integrazione viene consigliata, unitamente a quella di calcio, anche nella prevenzione dell'osteoporosi, con lo scopo di rinforzare le ossa e diminuire la suscettibilità alle fratture. A rischio di sviluppare carenze importanti sono gli alcolisti, i pazienti che hanno subìto resezioni dell'intestino tenue e quelli colpiti da insufficienza renale, insufficienza epatica, celiachia, fibrosi cistica, pancreatite cronica o cirrosi biliare primitiva.
In caso di ipovitaminosi D è spesso necessaria una supplementazione vitaminica.
Innanzitutto è dimostrata la maggiore potenza del colecalciferolo (D3) rispetto all’ergocalciferolo (D2) in quanto quest’ultima viene metabolizzata più rapidamente e non è in grado di mantenere adeguati livelli di 25(OH)-vitamina D così a lungo come la vitamina D3. Pertanto, la forma di vitamina D da utilizzare è il colecalciferolo (D3).
La vitamina D somministrata, si accumula in gran parte nel tessuto adiposo, per poi essere rilasciata gradualmente nei successivi mesi. Ciò consente di utilizzare diversi schemi di somministrazione:giornaliera, settimanale, mensile, trimestrale, semestrale o annuale (per bocca o intramuscolo).
Pertanto la supplementazione giornaliera consigliata di vitamina D è circa 800-1000 UI/die ma può aumentare fino ad una dose massimale di 2000 UI/die nelle condizioni di severo deficit di vitamina D con concomitante assente esposizione solare, ridotto apporto dietetico e ridotto assorbimento calcico.
Nelle condizioni di ipovitaminosi, è possibile intervenire, oltre che con integrazioni utilizzando integratori a base di Vitamina D, anche con l'alimentazione prediligendo alcune alimenti piuttosto che altri.
Buone fonti alimentari di vitamina D sono: il pesce e gli oli che esso contiene
Sono da ricordare in particolar modo la trota, sgombro, salmone, pesce spada, storione, tonno e sardine.
Anche le uova rappresentano un'ottima fonte di Vitamina D in quanto forniscono circa 5 microgrammi di vitamina D per 100 grammi di parte edibile.
In una dieta volta a ridurre l'ipovitaminosi da Vitamina D non può mancare il burro, ottima fonte di Vitamina D; infatti forniscono circa 0,75 microgrammi per 100 grammi di prodotto.
In condizioni di ipovitaminosi è opportuno inserire nella propria dieta anche i funghi quali fonte importante di Vitamina D.

A CURA DEL DOTT. CARELLA N.


Pubblicato lunedì 25 luglio 2016 alle ore 18:11.

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