Centro Studi Postura

LA SINDROME FEMORO-ROTULEA

 La sindrome Femoro-rotulea, indicata con l’acronimo PFPS ovvero Patellar Femoral Pain Sindrome, si caratterizza per un dolore del ginocchio che coinvolge la rotula”.
La Diagnosi di sindrome femoro-rotulea viene elaborata sulla base di una buona anamnesi e sul riconoscimento della presentazione clinica tipica.
Colpisce solitamente i soggetti giovani, in particolar modo il sesso femminile, senza una storia di trauma. Si presenta clinicamente con un sintomo doloroso al ginocchio che può avere differenti localizzazioni: sottorotuleo, antero-mediale, antero-laterale o addirittura posteriore. Il sintomo si accentua in occasione di particolari attività come salire e scendere le scale, accovacciarsi, stare seduto a lungo (segno del cinema) o durante l’attività sportiva.
Più strutture possono essere responsabili dei sintomi (ad esempio osso subcondrale, corpo adiposo infrapatellare, retinacolo laterale o mediale, ecc.) superando così il termine di condromalacia retropatellare utilizzato in passato come sinonimo di sindrome Femoro-Rotulea e oggi non più usato in quanto indicherebbe solo pazienti con difetti di cartilagine della rotula, mentre è dimostrato che alcuni pazienti non presentano difetti cartilaginei.
Si possono identificare sia cause locali, quindi problemi intrinseci del ginocchio (displasia rotulea, Restrizione Retinacolo laterale….), sia cause non locali, che coinvolgono strutture lontane come zona lombare, bacino, anca. Fattori contribuenti sono una eccessiva pronazione dell’articolazione subtalare, o un aumento dell’angolo Q (angolo formato dall’intersezione di due linee, la prima che va dalla spina iliaca antero-superiore al centro della rotula, la seconda che va dalla rotula alla tuberosità tibiale), o ancora una maggiore tensione nel tratto ileo-tibiale, un’accentuazione della torsione tibiale, o un problema di controllo motorio della muscolatura dell’anca e del complesso lombo-pelvico.
Non è inusuale la presenza di una combinazione di queste cause, che determinano un’alterazione della meccanica articolare e delle forze che vengono esercitate a livello dell’articolazione femoro-patellare.
L’esame obiettivo prevede dapprima l’osservazione durante la quale si valuteranno l’allineamento degli arti inferiori e la presenza di eventuali ipotonie o ipototrofie muscolari; la dimostrazione funzionale, chiedendo al paziente di ricreare i movimenti e le attività che riproducono il suo problema; la palpazione locale e la valutazione dell’articolarità del ginocchio.
Durante la valutazione dell’articolarità del ginocchio viene presa in considerazione nello specifico la posizione della rotula (es. eventuali Tilt rotulei) ed i suoi movimenti rispetto al femore, constatando l’eventuale presenza di instabilità o di limitazioni nel movimento.
L’esame obiettivo prosegue con l’esaminare l’articolarità di distretti articolari distanti che possono essere implicati nella sindrome Femoro-Rotulea, quindi si valuta il movimento di anca, rachide lombare e piede.
Il clinico deve necessariamente tenere in considerazione anche altri Test specifici come: il test di Ober per il tratto ileo-tibiale, il test di neurodinamica clinica per valutare un eventuale interessamento del Sistema Nervoso, il test dell’apprensione “grido della rotula”.
Si può, dunque, ritenere che questa patologia sia riconducibile ad una alterazione meccanica posturale e quindi l’intervento terapeutico deve essere globale e deve necessariamente valutare in modo globale tutti questi aspetti.
L’intervento terapeutico sarà quindi molto variabile, si potranno utilizzare strumenti come il Tape Rotuleo per la correzione del Tilt di rotula (ovvero una inclinazione della rotula, che può essere mediale, laterale, superiore o inferiore), o tecniche di Terapia manuale per ottenere l’allungamento di strutture accorciate (es. retinacolo laterale), o ancora si potranno impostare esercizi di potenziamento della muscolatura (es. muscolo vasto mediale, muscolo gluteo medio, tibiale posteriore) o esercizi di controllo motorio nell’esecuzione del gesto funzionale (es. mantenimento di un corretto allineamento dell’arto inferiore durante un esercizio di squat).
Data la complessità del fenomeno, la gestione Terapeutica è quasi sempre orientata verso la terapia conservativa rispetto a quella chirurgica, che viene presa in considerazione solo in ultima istanza.

A cura di D.ssa in Fisioterapia Giuseppina Simone, Dr. in Fisioterapia Gianluca Tamma. Dr. Giovanni Sciascia specialista in Ortopedia 


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Pubblicato martedì 13 gennaio 2015 alle ore 11:22.
Ultima modifica martedì 13 gennaio 2015 alle ore 13:17.

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